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Presentato all’Istituto Italiano di cultura a Zagabria, il libro «Un istriano a Roma»

da "la Voce del Popolo" del 27/10/2014

di Ardea Stanišić

È stata una serata piacevole, all’insegna dell’infinita amicizia che continua ad accompagnare e contrassegnare i rapporti politici e culturali tra Italia e Croazia, l’appuntamento all’Istituto Italiano di cultura a Zagabria, in occasione della presentazione del libro “Un istriano a Roma”, di Drago Kraljević, ex ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia, versione italiana pubblicata dall’EDIT (2013), nell’ambito della collana “A porte aperte”, che propone autori croati e sloveni tradotti in italiano. A parlarne sono stati Tonino Picula, deputato al Parlamento europeo, lo scrittore Giacomo Scotti e Denis Visintin, direttore del Museo civico di Pisino, autori della prefazione.

 

A fare gli onori di casa è stata la direttrice dell’IIC, Maria Sica, che ha ricordato che la serata è stata organizzata nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo. Il libro è un viaggio nella memoria di chi lo ha scritto, adatto alla promozione di cultura e civiltà, in quanto contribuisce ad aprire pensieri e colloqui sul tema delle relazioni tra Italia e Croazia.

Emanuela D’Alessandro: un cammino insieme

A salutare gli astanti è stato innanzitutto l’ambasciatore d’Italia in Croazia, Emanuela D’Alessandro. A proposito del libro ha rilevato che offre tantissimi punti di riflessione sul cammino che Italia e Croazia hanno fatto insieme, un percorso lungo e considerevole da tutti i punti di vista. “Penso con affetto ai nostri due presidenti della Repubblica, Josipović e Napolitano, a quello che hanno fatto per noi e per le nostre minoranze, a quanta strada è stata fatta in questi relativamente pochi anni – ha concluso –. Grazie ambasciatore per aver contribuito a condividere con noi tutte le sue esperienze“. Tonino Picula, per la terza volta alla presentazione del volume, ha sottolineato l’importanza dell’edizione in lingua italiana in quanto considera che questo libro abbia gettato le basi sul reciproco patrimonio culturale dei due Paesi. “Kraljević ha illustrato la sua esperienza non solo personale ma anche politica, che è inscindibile, ed è profondamente insita nel territorio istriano. La permanenza romana è stata un’occasione per analizzare e fare una più profonda analisi delle sue radici, della sua istrianità. Come sua prassi, non prende distanza dai fatti ma li commenta, li analizza. Ha scritto di un grande Paese, di un’Italia moderna, tra i primi fondatori dell’Unione Europea, tra i primi che ha confermato l’adesione della Croazia all’UE“.

L’intervento di Tonino Picula

“Scrivendo la prefazione del libro – ha continuato Picula – mi sono reso conto che Croazia e Italia sono vicini del tutto particolari: la specificità del nostro rapporto è che non abbiamo un confine di terra, bensì confiniamo con il mare e abbiamo in comune la cultura. Il nostro rapporto va inteso anche nell’ambito della civiltà mediterranea. E questo libro parla anche di rapporti transadriatici. Non posso dimenticare la cosiddetta Primavera italiana del 2000, con la sottoscrizione dell’Accordo adriatico-ionico. Era la prima volta che come ministro degli Affari Esteri ho attraversato con la nave l’Adriatico. L’entrata della Croazia nell’UE rappresenta un crocevia per quanto riguarda i rapporti bilaterali. Ed è un progetto tra i più impegnativi nella storia europea; oserei anche cambiare l’antico detto, ‘Tutte le strade portano a Roma’. È altrettanto vero che possiamo dire ‘Tutte le strade partono da Roma’.
“La Croazia rimarrà sicuramente per lungo tempo l’ultimo Paese a essere entrato nell’UE – ha concluso il deputato – e dovrà ricambiare la fiducia che le è stata data. Evitare che gli sbagli che il passato riporta sempre a galla si ripetano e avere una ferma volontà di andare avanti sono ottimi motivi per la lettura di questo libro“.

Giacomo Scotti: nutrita cronologia della storia

Giacomo Scotti ha ricordato che “Un istriano a Roma“ è un testo pregnante che presenta una nutrita cronologia dei rapporti fra l’Italia e l’ex Jugoslavia prima e la Croazia indipendente poi. Il resoconto di Kraljević, nonostante dia grande importanza al presente, scende a fondo nei problemi delle relazioni italo-croate, attinge anche da un passato che non cessa di influenzare il presente nel bene e nel male. “Sono certo che le testimonianze ed esperienze di Drago Kraljević legate ai rapporti con l’Italia contribuiranno a rendere in futuro le relazioni fra i popoli che si affacciano sull’Adriatico più trasparenti e migliori di quelle che furono in passato. Personaggi e diplomatici come lui che portano nel cuore l’amore verso i popoli non possono che aprire una strada luminosa per una collaborazione più ampia“.

Denis Visintin: l’uomo giusto al posto giusto

Denis Visintin ha voluto ricordare il momento in cui Kraljević è stato nominato ambasciatore. “Il fatto non mi ha sorpreso per niente e ho pensato che sia l’uomo giusto al posto giusto. Drago arriva da un territorio di confine, sente il peso del confine e poteva iniziare preparatissimo il discorso per il superamento del confine. E poi è nato nel Buiese, dove si sente maggiormente il peso di quei problemi storici che ha dovuto affrontare a Roma. Viviamo in un territorio, quello istriano, in cui purtroppo la storia ritorna spesso; un passato che non passa ma che bisogna superare. Lasciamo la storia agli storici e andiamo avanti, è il messaggio di Kraljević. La cultura è il cavallo di battaglia migliore con cui i Paesi possono presentarsi“.
“Viaggio spesso in Italia – ha concluso Visintin – e nelle varie istituzioni che mi ospitano, quando si parla di ambasciatori croati, si parla di Drago Kraljević. Di lui si ricordano tutti. Vuol dire che ha lasciato un forte segno. È stato un vero costruttore di ponti. Conclusa la sua attività diplomatica, è tornato a casa e ha cominciato a scrivere dell’Italia, che definisce come il nostro più importante e potente vicino. C’è un’identificazione incredibile tra il personaggio, la sua attività e il libro“.

L’Italia nei ricordi di Drago Kraljević

A concludere la serata è stato il protagonista, Drago Kraljević, che dopo aver ringraziato per le belle parole i relatori e tutti i convenuti, tra cui Furio Radin, deputato della CNI al Sabor, ha voluto ricordare com’è stato il suo esordio da ambasciatore. “Ero preoccupato e mi chiedevo quale sarebbe stato l’approccio del governo italiano verso la Croazia e verso di me. Non dimenticherò mai l’accoglienza dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi, che mi ha ‘riservato’ un cerimoniale non di cortesia, ma quasi amichevole: invece dei pochi minuti previsti per ogni ambasciatore, io mi sono trattenuto per mezz’ora. Quando sono uscito mi hanno detto che ho collassato il protocollo. Tanto basta per dire che sono stato accolto come uno di casa. È stato un periodo travagliato e intenso e nonostante gli innumerevoli colloqui e temi delicati trattati, continuo a ribadire con orgoglio e soddisfazione che abbiamo sempre avuto un deciso e importante appoggio da parte dell’Italia. Nell’attività diplomatica bisogna sapere ascoltare e avere la capacità di riconoscere le esigenze dei nostri interlocutori. Da parte italiana questo fattore non è mai venuto meno”.

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