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"Graspi" nella rivista "Letteratura e dialetti"

La scheda di "Graspi" all'interno della rivista "Letteratura e dialetti", molto quotata nel settore:

 

Loredana Bogliun, Graspi. Grappoli, Fiume, Edit, 2013, pp. 216.

 

I grappoli che danno il titolo al volume di Loredana Bogliun sono sì i tre libri precedenti, che qui vengono raccolti insieme (Ma∫ere, Bologna-Fiume-Zagabria, Book-edit-Durieux, 1993 ; La peicia, Milano, Hefti, 1996 ; Soun la poiana, Falloppio, Lietocolle, 2000), ma sono pure le parole di un dialetto antico e quasi perduto – il dialetto istroromanzo nella variante di Dignano d’Istria –, e quindi i succhi che ne nutrono la poesia. Poesia fatta di affetti forti, di figure familiari o affettive, eppure di poca presenza umana (come nota Mauro Sambi nella prefazione), ma invece di presenze animali e vegetali, di bestie e di piante, di pietre e di terra, di muretti e di sentieri, di lampi che illuminano a sprazzi e rivelano squarci di senso.
Proponiamo di seguito una poesia tratta da Ma∫ere :

 

∫EI∫ULE

No se pui magnale doute / co peice le peica insembro // coussei nui altri pichein de ste rame // gnanca le feighe se sparagna becade / le se vir∫o squa∫i inseina sisto / ridendo russe par fasse curaio // de doute ste rame mai no scanteina / sulo dondola cumo a ∫eindo par indreio // I se vein impiantà / chei ∫ura le fuie chei ∫uta a vardale // al ∫ei∫uler cu le so magagne / a lon∫i drento la campagna / firmo e impiantà cu le ∫ei∫ule / a peindulòn grande cumo l’ulì // dulse e garbe par dispito propio ∫ura / de sta tera a magnaghe l’anema indanada // a teiro de douti la meia maraveia / dulsa-garba la se scondo ∫uvena / ∫uta la scursa de la ∫ei∫ula piena

[GIUGGIOLE

Non si possono mangiare tutte / quando piccole pendono insieme // così noi pendiamo da questi rami // neanche i fichi si risparmiano beccate / si aprono quasi senza ritegno / ridendo rossi per farsi coraggio // da tutti questi rami mai tentenna / è solo un dondolare come andando all’indietro // Ci siamo sistemati / chi sopra le foglie chi sotto a guardarle // il giuggiolo con i suoi malanni / lontano dentro la campagna / fermo e ben piantato con le giuggiole / che pendono grandi come olive // dolci e aspre per dispetto proprio sopra / questa terra a mangiarle l’anima infuriata // davanti a tutti la mia meraviglia / dolce-aspra si nasconde giovane / sotto la scorza della giuggiola piena].

 

Francesco Mereta

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