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Lo scrittore triestino Corrado Premuda in visita alla SEI «G. Martinuzzi»


Niente racconti fantastici e voli pindarici in groppa a draghi volanti, e nemmeno fiabe attualizzate con finale a tradimento, come già proposto con successo in precedenza. Eppure la visita dello scrittore triestino Corrado Premuda al salotto letterario della Biblioteca civica di Pola ha introdotto i presenti in un mondo di surrealismo pittorico in cui, grazie a una sana alterazione interpretativa, il pubblico ha avuto modo di conoscere una protagonista straordinaria, ma anche di godere di quella bellezza borghese e mitteleuropea della Città di Trieste

di inizio secolo vista con gli occhi di una bimba dall’animo artistico. La bimba è in effetti “Un pittore di nome Leonor”, alias Leonor Fini (1907 – 1996), nota artista, disegnatrice, scenografa, costumista, scrittrice triestina nata a Buenos Aires, dalla cui infanzia Premuda ha attinto la propria ispirazione per creare un saporito prodotto di letteratura per l’infanzia, corredato dalle magnifiche illustrazioni di Andrea Guerzoni. Lo scrittore ha usato una narrativa semplice, molto scorrevole, intelligente e quanto mai accattivante per il piccolo lettore, raccontando un’infanzia insolita con la quale i ragazzi possono immediatamente identificarsi. Il volume contiene una funzione didattica aggiuntiva, di recupero di un autentico ambiente storico-culturale e urbano alla vigilia della Prima guerra mondiale, tant’è vero che Premuda è anche ricercatore di storia. Stupefatti gli alunni delle quarte classi della SEI “Giuseppina Martinuzzi di Pola nell’apprendere che la scrittura di un libro può terminare entro due-tre mesi, mentre la sua gestazione corrisponde ad anni e anni di seria ricerca storica. All’incontro promosso in occasione del Mese del libro dal Servizio bibliotecario centrale per la Comunità Nazionale Italiana, grazie all’intrapredenza della sua responsabile Liana Diković Fortunato, è scaturito che l’aneddotica del libro si attiene fedelmente a dati biografici studiati al dettaglio, ma si comprende con immediatezza che l’opera straripa di immaginazione e inventiva. Il titolo è un po’ strano. Premuda, però, lo spiega subito: Leonor-Lolò è una bimba contesa da due genitori separati, un padre impulsivo e di temperamento sanguigno che tenta di rapirla per portarsela in Argentina e una madre che la veste da maschietto per tenerla nascosta perché non vuole abbandonare l’ambiente triestino. La bambina cresce in compagnia del suo gatto bianco Cioci, come figlia unica. È arguta, ribelle ed egocentrica anche come adolescente, creativa al punto da riprodurre nei suoi disegni tutto quello che vede intorno a sé, trasformando in motivi costanti la sfinge dinanzi al Castello di Miramare, le velette nere che le triestine vestirono in segno di lutto al momento dello sbarco dei feretri con le salme di Ferdinando D’Asburgo e consorte nel porto della Città giuliana e quant’altro. Si apprende an passant che la Fini è stata a Pola per un breve frangente e che la medesima è pure autrice di un ritratto ad Alida Valli. Corrado Premuda, in ogni caso, non fallisce mai. Non è ancora successo che durante un incontro con i ragazzi non venisse bombardato di domande: Dove si possono ammirare oggi i quadri di Leonor? A parte il gatto, che fine ha fatto il suo coniglietto? Com’è vissuta l’artista? Ha avuto un marito e dei figli? Dove si trova la casa in cui ha alloggiato a Pola? Ed ecco pronta la proposta per un progetto di ricerca scolastica, da realizzare magari con le capoclassi della “Martinuzzi”, Rosanna Biasiol Babić, Cinzia Leonardelli e la bibliotecaria Paola Živolić.

Arletta Fonio Grubiša

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