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Scoprire Mauro Sambi «l’artigiano» della poesia


Da “La Voce del Popolo” del 7 marzo 2016

di Arletta Fonio Grubiša

POLA | “Non era facile immaginare un nuovo tempo, un nuovo corso della sua poesia dopo un libro profondo e riassuntivo come ‘L’alloro di Pound’, un’opera già intensamente compiuta e matura, nella quale gli affluenti culturali e stilistici si fondono in un tutt’uno, di forte e riconoscibile identità. Eppure era parso inevitabile supporre che l’autore non si sarebbe arrestato su quella prova, perché nella sua vita la poesia è sovrana presenza (…) Sambi si traduce ora in una smagliante conferma, in un lavoro che asseconda e rafforza ciò che era già evidente ne ‘L’alloro di Pound’: la qualità dell’impianto ritmico, dell’impasto fonico-lessicale, delle nervature sintattiche... “, e via interpretando: sono soltanto alcune delle erudite considerazioni iniziali dell’intervento critico di Elis Deghenghi Olujić, docente di letteratura italiana all’Università degli Studi di Pola, che l’altra sera ha introdotto al numeroso pubblico della Comunità degli Italiani locale un graditissimo ospite e la sua ultima produzione letteraria.

Un omaggio alla sua città natale

 

Non è la prima volta che Mauro Sambi renda onore con la sua visita, ma stavolta l’incontro con l’autore, cui Pola ha dato i natali, si è distinto per un particolare pregio: presentare per la prima volta dalle “sue” parti “Diario d’inverno” (Collana Blu della Lieto Colle, curata da Michelangelo Camelliti, 2015), cui la docente ha dedicato un’eccellente e approfondita analisi interpretativa, una squisita guida d’autore alla quale poter ricorrere durante l’approccio lettura. È stato un vero rinnovato debutto per Mauro Sambi, poeta colto e traduttore di poeti anglosassoni, in primis, oltre che docente universitario dalla brillante carriera. E dire che le basi dell’istruzione sono state costruite proprio in loco, alle scuole italiane di Pola, fino al raggiungimento della maturità scientifica presso il liceo, fatto segnalato con lecito orgoglio da Silvana Wruss, ex prof. di Sambi e presidente del Comitato polese della Società “Dante Alighieri”, cui si deve la promozione di questo straordinario appuntamento.

 Un cantatore della propria storia

“Con questo nuovo lavoro sotto gli occhi, l’emozione si rinnova e insieme si completa” ha rilevato la Deghenghi Olujić precisando che “sono pagine di un’intensità assoluta, insieme vivificanti e tormentose. È un libro coeso e privo di brusche sferzate, mirabile per omogeneità tematica, per intensità percettiva, per precisione e compiutezza espressiva: è l’immagine singolarmente compatta e toccante di un poeta che non si promuove cantore di qualsiasi storia che non sia la propria storia privata o di qualsiasi destino che non sia il proprio destino di persona, di creatura. Ogni riferimento autobiografico è strettamente necessario e intenzionale: ancora una volta è il proprio stesso corpo e la propria anima che il poeta espone e viviseziona”. Ma si specifica chiaramente che “Diario d’inverno” non è in alcun modo il documento di una passione marginale o comunque accessoria, ma “la conferma di un’autentica e radicata vocazione, assiduamente coltivata e maturata nel tempo. È un libro sorprendente nella carriera del suo autore: e tuttavia non la nega, non esce dal suo sistema quanto piuttosto ne presenta il risvolto, il ‘verso’, si direbbe, con metafora montaliana. Si evidenzia la parola ‘libro’, giacché non si tratta davvero di una semplice ‘raccolta’ di versi: ne sono conferma la straordinaria compattezza, la natura davvero di libro, di ‘romanzo’.”

Alter ego di Shakespear

Si spiega che quasi a siglare la predilezione per la tradizione anglofona, nella prima delle tre parti in cui si articola “Diario d’inverno”, nella sezione eponima, l’autore inserisce in esergo versi tratti dal sonetto XCVII di Shakespeare. E l’autorevole ipotesi della critica letteraria è che sia proprio il poeta e drammaturgo inglese l’alter ego cui è dedicato il libro di Sambi. Il tema del viaggio, poi, viene individuato quale “struttura portante, l’esplicita idea ‘narrativa’ su cui la prima sezione, cuore pulsante del libro, è organizzata con straordinaria sapienza compositiva. Ivi presenti il sentimento del tempo e l’angoscia per la temporalità come consumazione, la percezione dell’invecchiamento, il significato attribuito all’amicizia, il disperante bisogno d’amore e di bellezza, il rimorso per le possibilità mancate, lo struggimento per l’assenza di un’anima affine”. Quanto alle liriche della sezione che intitola il volume, sono da considerarsi “il momento più intenso e più dolcemente introspettivo del libro, uno sprofondamento nella privatezza, il resoconto di un’esperienza intima stupendamente narrata...”

A proposito di stile, anche l’analisi della docente è mirabilmente poetica: “Per quanto si tratti di una scrittura diaristica e confidenziale, Sambi non sceglie un andamento volutamente sliricato e prosastico: sospende la polvere della materia narrativa dentro le bolle di aeree e luminose immagini, sempre poetiche”. L’intervento dell’autore che è seguito, proponendo riflessioni, approfondimenti, letture di versi e intermezzi musicali, ha dato conferma che il lavoro presentato sia davvero “la testimonianza di chi costruisce la poesia con il sostegno di un profondo e raffinato bagaglio culturale e con la meticolosa pazienza di un artigiano: uno di quegli artigiani che oggi non si incontrano più nemmeno sotto forma di artisti.” Conclusione musicale con le magistrali interpretazioni di Chopin, offerte da Marin Premate.

 

 

 

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