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Per rendere il linguaggio più ricco e appropriato

ZAGABRIA | In occasione del ciclo di incontri che la linguista Paola Tiberii terrà in Croazia con gli studenti e docenti di italianistica, abbiamo voluto presentare ai nostri lettori il suo “Dizionario delle collocazioni. Le combinazioni delle parole in italiano”, edito da Zanichelli (2012). Il volume verrà illustrato in tre città diverse e precisamente quest’oggi a Spalato, al Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia; domani l’autrice sarà a Zara, sempre al Dipartimento di Italianistica, mentre venerdì 18 marzo, l’evento verrà ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria. Il Dizionario delle collocazioni, frutto di un lavoro decennale, è un valido strumento per destreggiarsi nello sterminato mondo delle parole, volto a coniugare l’approfondimento teorico e la praticità dell’uso.

 

 

Passione per la linguistica

 

Paola Tiberii, laureata al Dams, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, è poliglotta e traduttrice. Lavora nel settore del management... artistico. Ed è stato proprio per la necessità di comunicare con realtà linguistiche tanto diverse che ha maturato l’interesse per il mondo delle parole e l’idea di un’opera pratica e utile anche per coloro che non sono di madrelingua italiana.

È una ricercatrice indipendente e si occupa di linguistica per passione e diletto. Il fenomeno delle collocazioni viene molto studiato a livello linguistico. Siccome non esisteva finora una pubblicazione sulla lingua italiana di questo genere, l’autrice ha ritenuto utile proporne una. “Ho intrapreso quest’avventura, che poi si è rivelata molto complessa e lunga, ma comunque affascinante perché mi ha dato modo di scoprire innumerevoli possibilità e particolarità che offre la lingua”, ha esordito Paola Tiberii, dando una spiegazione dettagliata del volume.

A differenza di un dizionario comune, il Dizionario delle collocazioni considera le parole non in base al loro significato ma alla loro capacità associativa, e si concentra esclusivamente sulle combinazioni dei termini, suggerendo le parole più adatte da accostare tra di loro. “Manifestare disagio”, “sconfitta bruciante”, “occasione mancata”, “seriamente preoccupato” e “chiudere la discussione”, sono soltanto alcune delle 200.000 collocazioni raccolte da Tiberii. Come è stato sottolineato da Fabio Rossi e Fabio Ruggiano in “Scrivere italiano. Dalla pratica alla teoria” (Carocci, 2013), “le collocazioni sono parte della lingua, soprattutto quotidiana. Esse favoriscono il passaggio di informazioni componendo i testi come mattoni prefabbricati che si uniscono tra loro”. Il Dizionario, oltre a pungolare la riflessione metalinguistica in studenti italiani e stranieri, docenti, appassionati di lingua italiana, è prima di tutto uno strumento di efficace consultazione.

 

 

 

La prima domanda sorge spontanea: cosa sono esattamente le collocazioni?

 

“Le collocazioni, fenomeno linguistico presente in ogni lingua – spiega Tiberii –, sono delle combinazioni di termini che per uso e consuetudine lessicale vengono percepite come un’unità fraseologica dotata di significato. Se dico “gioia incontenibile” o “dormire profondamente” o “sorpresa amara”, chiunque parli la lingua italiana capisce quello che sto dicendo. Sono due parole che messe insieme hanno un significato. Si tratta quindi di abbinamenti di termini che nella lingua italiana hanno un significato. Questo sembra scontato, ma in realtà non è così. Non tutti i termini vanno abbinati l’uno all’altro. C’è una limitazione nella scelta fra le possibili collocazioni. Per quanto riguarda il sostantivo “sorpresa”, oltre ad “amara”, ci sono tanti altri aggettivi che possono collocarsi con questo termine. Ma ciò non vale per tutti gli aggettivi della lingua italiana. Le collocazioni non sono determinate da regole fisse. Dunque “amara sorpresa” è in uso nella lingua italiana e noi la consideriamo una collocazione. Possiamo dire che, per forza di cose nel momento in cui ci esprimiamo, usiamo le collocazioni, altrimenti sarebbe difficile comunicare con chi ci ascolta. Va sottolineato il fatto che ogni lingua ha le proprie collocazioni, che non sono necessariamente le stesse in un’altra lingua. Ciò chiaramente crea dei problemi nel momento in cui si parla o si studia una lingua che non è la propria. Per es. in croato si dice “donijeti odluku” (“prendere una decisione”) che, alla lettera andrebbe tradotto come “portare una decisione”, ma in italiano questa forma non ha alcun senso. In tedesco la collocazione viene tradotta come “incontrare una decisione (“eine Entscheidung treffen”), mentre in inglese “fare una decisione” (“to make a decision”). Quindi lo stesso concetto in tre lingue diverse viene espresso con tre versi differenti. La collocazione può essere pericolosa in quanto impedisce la comprensione e la comunicazione. Avere la possibilità di accedere a una selezione di possibili collocazioni da usare con una parola, ci consente di utilizzare un linguaggio più ricco e più appropriato”.

 

A chi è rivolto il Dizionario delle Collocazioni?

 

“Il Dizionario è rivolto a chiunque usi la lingua italiana e chiunque debba scrivere. Può venir usato nelle scuole, nelle università. Chi usa molto la lingua italiana può averne utilità. Per chi studia l’italiano non essendo di madrelingua italiana, il Dizionario può aiutare a evitare errori. Non essendoci regole nella definizione delle collocazioni, le interferenze sono molto frequenti, cioè la trasposizione di una collocazione della lingua madre in un’altra lingua. Spesso nell’altra lingua quella collocazione non è corretta. Il Dizionario può venir consultato per un arricchimento del lessico, per i dubbi che si hanno o per trovare un termine che maggiormente possa esprimere il concetto che vogliamo comunicare. Se la padronanza di una lingua è direttamente collegata all’abilità di associare correttamente i termini fra loro, è evidente come la conoscenza delle collocazioni sia fondamentale per esprimersi al meglio. Più collocazioni abbiamo a disposizione, più la nostra lingua è ricca, originale, appropriata e piena di sfumature”.

 

Secondo lei, quanto è ricca di collocazioni la ligua italiana?

 

“Esistono collocazioni appartenenti a linguaggi specifici. Io ho fatto una selezione di collocazioni, chiaramente queste non sono tutte, ma ne ho sviluppato un totale di 200.000, partendo da un lemmario di base di 6.000 termini. Per il numero di termini, l’inglese ha una lingua molto più ricca dal punto di vista lessicale; ha molti più termini rispetto alla lingua italiana e poi le collocazioni ne sono una conseguenza. Ma dire che una lingua possiede 130.000 o 150.000 termini, nella pratica quotidiana è abbastanza ininfluente. Parlando usiamo un lessico limitatissimo; anche di poche centinaia di parole. Arrivare a qualche migliaio di parole vuol dire avere una buona espressione lessicale. Sono poche le persone che hanno una ricchezza che va oltre qualche decina di migliaia di termini nella lingua che usano quotidianamente. Ci sono lingue più ricche e lingue meno ricche nell’abbinamento dei termini. Ciascuna lingua ha le proprie caratteristiche, le proprie ricchezze. Noi abbiamo delle parafrasi, usiamo due-tre termini diversi per lo stesso concetto. Le lingue sono in evoluzione, tanto che nuovi termini vengono introdotti, l’uso di altri viene limitato e poi finisce per essere considerato un termine desueto. I registri della lingua sono tanti e talmente diversi che è davvero difficile dire quale sia la lingua più ricca in assoluto”.

Quanto tempo ha impiegato per la stesura dell’opera?

“È stato un lavoro abbastanza lungo, durato circa undici anni. La ricerca ha coinvolto il materiale lessicale. Si è dovuta definire poi una struttura del dizionario che potesse rendere fluibile in modo semplice il materiale. L’idea era quella di realizzare uno strumento pratico che fosse d’uso immediato e facilmente consultabile. Dovevo quindi trovare una struttura che contenesse tutte le informazioni e le particolarità, mantenendo sempre la semplicità. È stato un lavoro complesso anche in questo senso”.

 

Quali sono state le fonti consultate?

 

“Le fonti si rifanno soprattutto alla letteratura italiana; ho estratto le varie collocazioni confrontandole poi con la lingua contemporanea. Le collocazioni sono una parte molto profonda della lingua e variano relativamente poco nel corso degli anni. Gran parte delle collocazioni che usiamo oggi erano comuni anche nel Settecento e Ottocento; cambia piuttosto la forma della lingua, la sintassi, che loro stesse. Oltre che sulla letteratura, mi sono basata su archivi giornalistici, sulla lingua parlata, sulla cinematografia... Diversi strumenti hanno contribuito alla selezione delle collocazioni”.

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