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IL DÌ DELLA POESIA NEI VERSI NOSTRANI

Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, una ricorrenza istituita dall’UNESCO nel 1999 e volta a celebrare una delle forma espressive più belle ed antiche utilizzate dall’uomo.

Per promuovere e far diffondere la poesia, troppo spesso sottovaluta nell’epoca contemporanea e che non sempre viene premiata nei volumi di vendita, vi proponiamo i versi di undici poeti le cui poesie sono pubblicate dalla EDIT nella collana „Altre lettere italiane“.

Vlada Acquavita „Herbarium mysticum“ (2007)

AD CHARTARIUM

Con dolcezza soavissima
mi abbandono alla tua pen(n)a.
Non sei solo.
Come immagine rimandata dallo specchio
che nulla di sé
e tutto dall'essere in cui è (diventando sua immagine)
riceve,
anch'io (anima nuda)
legata sono a te.


Libero Benussi “Pre
îma d’el sul a monto / Prima del tramonto” (2011)

LA STUÒRIA

Grando leîbro da sabion
ca oûgni scarduòbula screîvo
e ca oûgni garbinada
Imancabile scanciela.
Grande libro di sabbia/ che ogni paguro scrive/ e che ogni mareggiata/ inesorabilmente cancella.


Adelia Biasol “Una voce sommessa” (2008)

QUANDO RESTO SUPINA

Quando resto supina
con la mano
un martello sulla fronte
e le lagrima dilaga sulla tempia
niente  altro potrei
se non la tua carezza
madre.

Loredana Bogliun “Graspi / Grappoli” (2013)

ʃgulando

La par imbriaga
co la peica
no ancura sigoura
e la caio
cumo ʃgulando
da quila rama
al so distein
ch’a la campagna
Volando Sembra ubriaca / quando pende / non ancora sicura/ e cade/ come volando/ da quel ramo/ al suo destino/ che l’accompagna


Alessandro Damiani “Il fiore gelido” (2013)

LOGOS

Creo e distruggo ipotesi,
bolle al mio soffio bizzarro.
Fo segni: un mondo adimensionale
Gravido d’immagini e concetti.
M’abbandono, fluente oggettività
nei contrasti reali come sassi.
Mi fingo anti, e il mio post
è là dove non c’è posto.
Escludo tutto: nessuno, mai
pensare scrivere vivere fingere.
Ma resto ciò che siamo.


Lidia Delton “ Granai de pulvaro / Granelli di polvere” (2010)

PASION

Ne la calma de la sira
sula,
co le me preghiere,
e geluza
dei me recurdi
vardavi la scagnela
zuta el libol vudio.
In caza la tristisa
Fasiva de parona
e credìme
bastava gila
per fate morei de pasion.
Passione. Nella calma della sera/ sola, / con le mie preghiere/ e gelosa/ dei miei ricordi/ guardavo la panca/ sotto il tavolo vuoto./ In casa la tristezza/ faceva da padrona / e credetemi/ bastava lei/ per farti morire di passione.

 

Anita Forlani “Scadenze quotidiane” (2011)

ANSIA

Anche qui traspare
il suggestivo affresco
delle ultime frontiere
unite dal filo sottile
dei panorami astratti:
vedi la luce vera delle cose,
cogli gesti quotidiani
e ti illudi che basti
l’ansia del tempo incerto
per vivere intensamente
gli eventi sino alla fine.

Laura Marchig “T(t)erra” (2009)

PORTÉME

Portéme ancora fiori, ancora fiochi
e tochi de pan nero, de pan bianco
e vin porteme, vin e carne grassa
che el fogo già me lassa de la vita.
PORTATEMI. Portatemi ancora fiori, / ancora fiocchi/ e pezzi di pane nero, pane bianco/ e portatemi vino, vino e carne grassa/ che il fuoco già mi lascia della vita.

 

Osvaldo Ramous “Tutte le poesie” (2008)

AEREI VELI DI MUSICA

Aerei veli di musica
ondeggianti dinanzi agli occhi
ridestano
primavere assopite.
Il dolce sonnifero verde
delle foglie un languore
di lontananze instilla nelle vene.
Il silenzio
filtra dalle paure sottili
argenteo.

 

Mauro Sambi “L’alloro di Pound” (2009)

SENZA UGUALI

Ti preferisco quasi-rima; rima
è quasi troppo, meglio, molto meglio
un minimo intoppo, un niente che incrini
l’esatta identità. Non uno sbaglio,
ma piuttosto, ecco, uno scarto dell’occhio
dal centro al limite, dove può stare,
se la misura è perfetta, una modica
cifra, diciamo, di autenticità.
Non so dirti, però, mio giglio puro,
se più giovi pensarti consonante
arcata che trasporta ma non dura,
o isola di stasi dove il canto
fiorisce nel richiamo di vocali.
Resto in dubbio, mia rima senza pari.

 

Giacomo Scotti “Versi di una vita” (2010)

PROFUGHI DELLA VITA

Profughi della vita, ansiosi
di terra in terra,
sempre in attesa di altri mari definitivi
scorriamo come fiume, sapendo di sparire
in quei mari sperati.

 

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