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Uscita plaquette dell’autore connazionale Mauro Sambi

È uscita recentemente una plaquette del connazionale polese Mauro Sambi con l’Editore Ronzani di Vicenza, nell’ambito della collana “Qui e altrove. Manifesti di poesia contemporanea”, diretta da Matteo Vercesi. Si tratta di un progetto ideato per ospitare autori contemporanei italiani e stranieri in una veste grafica e tipografica originale e prevede la stampa su due differenti supporti: un “manifesto di poesia” in cui trova spazio una delle poesie della raccolta, e una plaquette contenente dieci componimenti corredati di una nota critica e una nota biobibliografica, che viene proposta sia in formato cartaceo, che in formato digitale, scaricabile gratuitamente dal sito della Casa Editrice. Il manifesto, di cm. 65 x 43, è stampato tipograficamente presso la Tipoteca Italiana di Cornuda in 300 esemplari numerati, e presenta la poesia “Il verde che perdura”. La plaquette in formato cartaceo, di 28 pagine, è in vendita anche separatamente, al prezzo di 6 euro. Quella in versione digitale è invece scaricabile gratuitamente.


Si tratta di un’idea originale, un manifesto di grande formato stampato a mano nell’illustre Tipoteca Italiana di Cornuda, museo nazionale della tipografia e della stampa, accompagnato da una plaquette che contiene dieci testi, in vendita anche separatamente nella versione cartacea, e scaricabile gratuitamente dal sito dell’editore in formato e-book.
“Ne sono molto orgoglioso – ha rivelato Mauro Sambi –, la casa editrice, fondata da poco, sta stampando dei libri che sono dei gioielli anche tipografici. Mi hanno fatto un grande onore”. Nato a Pola nel 1968, Mauro Sambi vive a Padova, dove è professore ordinario di chimica generale e inorganica. Ha esordito nel 1998 con la silloge “Di molte quinte vuote”, confluita nel 2010 ne “L’alloro di Pound”. “Poesie 1994-2009” (Edit, Fiume), mentre nel 2015 ha pubblicato “Diario d’inverno” (Lietocolle, Faloppio). Poesia di geometrica eleganza, di divertito recupero e al contempo di distanziamento da alcune grandi voci della tradizione classica e moderna, in un gioco coltissimo di intarsi, la sua. Come evidenzia Bruno Nacci nell’introduzione, la scrittura di Sambi “si depone sulla pagina come il prodotto di una decantazione, frutto di una segreta alchimia” di sapore metafisico: “Poi sarebbe venuta/la pioggia, ma non quel giorno, nel vuoto/del dopofesta, non più trattenuta // dalla forza misteriosa che aveva/diviso il cielo per noi. Misteriosa.../Tanti anni insinuano che fu la sposa/di allora: ancora trattiene e solleva // il cielo annuvolato quando è giusto”.

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