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Krleža Miroslav (1983 - 1981)

Nasce a Zagabria il 7 luglio 1893; vi muore, il 29 dicembre 1981.
Sin da giovane abbraccia gli ideali leninisti, ma ben presto si scontra con la realtà staliniana di cui – da uomo di cultura e di penna – attaccherà la visione dell'arte. Lo fa, fine anni Trenta, quando già gode di grande fama nell'area mitteleuropea e nei circoli culturali parigini, il che lo rende inviso al suo partito e all'amico Josip Broz (non ancora Tito)

; espulsovi, trascorre gli anni della II guerra mondiale a Zagabria, con il terrore di venire ammazzato, o dagli ex compagni o dagli ustascia. Finita la guerra, e soprattutto dopo la rottura con Stalin, Tito torna ad essergli amico. Non sarà mai uno scrittore di regime, ma nemmeno un dissidente, infatti non mancherà di far sentire la sua voce in caso di disaccordo. Pur se non amato dagli ambienti nazionalisti croati, durante la crisi del 1971 salvò parecchi suoi giovani esponenti ponendoli sotto la propria ala.
Enorme è stata la sua produzione letteraria: poesia, teatro, narrativa, saggistica. Ha fondato e diretto l'istituto dell'Enciclopedia jugoslava. Pur se non amato dagli ambienti nazionalisti croati, durante la crisi del 1971, ne ha salvati parecchi ponendoli sotto la propria ala.
Opere pubblicate in italiano, dagli anni Ottanta in poi, tutte tradotte da Silvio Ferrari: "Il ritorno di Filip Latinovicz", "Il dio Marte croato" e "Sull'orlo della ragione" da Studio Tesi. "I signori Glembay" e "Bellezza arte e tendenza politica" da Costa&Nolan. "La battaglia di Bistrica Lesna" da PBU. "Le Ballate di Petrica Kerempuh" da Einaudi.

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